LC: Io mi sono avvicinata al cinema molto prima che alla geografia umana. Ho scritto storie per tutta l'adolescenza e poi dopo il diploma sono andata a Roma a studiare sceneggiatura con Age. Girando il primo cortometraggio da sceneggiatrice, ho capito che volevo fare la regista. E alla fine mi sono laureata in regia a Londra. La geografia umana è venuta anni dopo, quando la passione per i viaggi si è fatta prioritaria rispetto a tutto il resto. Con il documentario, ho messo tutto a posto.
Che differenza intercorre fra falso documentario e fiction? Perché vi interessa l’inganno scientifico?
LC. Il falso documentario è una storia di fiction che utilizza i codici del genere documentario, grazie ai quali diventa "vero", e quindi distinguibile dalla fiction. E' un genere ideale per mettere in scena l'ironia, e quindi potenzialmente provocare o denunciare situazioni di disagio o ingiustizia in modo intelligente e leggero.
LDP: E’ un genere affermato in Canada, Inghilterra.
Hai nominato come paesi il Canada, Inghilterra, dove il finto documentario è nato ed è un genere affermato. Questi paesi sono di cultura protestante e il ruolo della verità ha un senso molto diverso da quello dei paesi mediterranei o no?
LC: Io credo che si tratti più di cultura dell'ironia, se così si può dire. Il mockumentary è un genere che sposa bene l'ironia pungente anglosassone e il non-sense, non altrettanto la tipica commedia all'italiana.
LDP: Il nostro film è nato all’interno di un concorso, alla prima edizione lo scorso anno, il Piemonte documenteur film festival.
Documenteur in francese significa documentario mentitore mockumentary, falsi documentari Quindi gli organizzatori ci hanno spinto a cimentarci con questo genere, ovvero a narrare storie di fiction usando i codici del genere documentario.
Si chiedeva a equipe formate da tre persone di realizzare un falso documentario in 72 ore in un paesino delle valli occitane, sorteggiato proprio all’ inizio del concorso, quando eravamo tutti lì in Piemonte. Siamo stati invitati a usare e coinvolgere come attori gli abitanti delle valli.
E’ un modo di far vedere come sia possibile manipolare le informazioni, un genere con il quale si sono cimentati nomi illustri, come Orson Welles nel 1938, con un falso documentario radiofonico sull’invasione degli alieni…
Il fatto che si senta il bisogno di usare il documentario falso significa che ci sono stati dei cambiamenti nella nostra “cultura” che si avvicina per modelli culturali a quella protestante o che la società dell’ immagine si è estesa, ha pervaso la nostra vita?
LC: Il falso documentario è soltanto uno strumento della cultura, ed è intrinseco nella cultura cercare continuamente nuovi strumenti per esprimersi o appropriarsi dei modelli altrui.
LDP: Dal punto di vista produttivo, invece l’Italia si avvicina lentamente ad altri paesi e il documentario, ma anche l’ industria del cinema più in generale, stentano a essere considerati cultura e come tali a essere finanziati… Il fatto che il falso documentario arrivi solo ora in Italia è probabilmente frutto di questi ritardi nell’industria audiovisiva.
Premesso che l’approccio alla verità sia diverso, l’idea del vero televisivo: l’assunto “l’ho visto in televisione è vero”... e per converso ciò che ho visto nel video è falso- mette in crisi la video verità?
LC: Credo che dovrebbe semplicemente aiutarci ad essere sempre critici nei confronti di ciò che leggiamo e vediamo, e di non dare per scontato che chi gestisce l'informazione sia dalla parte della verità.
Volevate dimostrare che la video verità non esiste?
LC: No, vogliamo solo dire: state attenti, a volte le cose sono plausibili ma non vere e a volte cose vere non sembrano plausibili. Ma volevamo anche dire semplicemente: sfatiamo questo mito della virilità facendoci due risate sopra.
Il falso documentario in Italia che ruolo ha?
LC: Per ora, un ruolo marginale, ma gli organizzatori del festival stanno facendo miracoli per tenere in piedi questo festival e cercare di diffondere la cultura del mock a partire dalle nostre tradizioni e dalle nostre terre.
Quanto ha a che vedere il tema delle donne con il contesto di doppio vero/falso?
Quando ci siamo inventate la storia ci aspettavamo che le donne fossero più chiuse, avessero difficoltà di parlare di temi quasi sessuali. Invece hanno mostrato la bravura delle donne a imbastire storie e la maggior parte delle donne è stata molto più brava degli uomini. Però alcuni, uomini, uno in particolare è stato bravissimo e addirittura si è cimentato nella riscrittura della sceneggiatura. Per noi è stato bellissimo aver creato questo rapporto con alcune persone lì, e proprio aver “creato” insieme.
E gli uomini si sono sentiti oggetto?
E’ stato più facile coinvolgere gli uomini come narratori esterni. In un caso, un uomo, che viveva in una casa isolata, in alpeggio con la madre e la moglie si ribellava alla storia …. “Ma non è giusto, poveri uomini, diceva …”
Per invitare i partecipanti a lasciarsi andare dicevamo “Facciamo finta di essere a Hollywood” E, seppure abbiamo ricevuto alcuni rifiuti a partecipare, la maggior parte degli attori contattati si sono lanciati, ma le donne molto più degli uomini. Probabilmente anche perché a “vincere” nella storia erano loro, le donne. Comunque le donne erano più capaci di costruire e condire il falso con elementi di vero…
Noi abbiamo lasciato il canovaccio molto largo e dunque abbiamo consentito che gli attori inserissero la loro verità, Quanto più le donne erano personalmente " risentite" nei confronti degli uomini tanto più mettevano foga nella recitazione.
Come vi siete poste nella menzogna, al falso?
LDP: Forse posso far capire meglio le nostre intenzioni, rivelandovi il motto che con i miei colleghi Laura Cini e Yuri Parrettini abbiamo scelto per partecipare al festival: “Tra il vero e il falso ci siamo noi”.
Devo aggiungere che le persone del paesino nelle alpi occitane che abbiamo coinvolto nella realizzazione del film, come attori, sono state abilissime nell’abitare il confine tra vero e falso.
Come si fa ad abitare questo confine? (tra vero e falso)
LDP: Tanti abitanti di Bellino, soprattutto donne ultra settantenni, ma anche più giovani, si sono divertiti a costruire il falso con i codici del vero, arricchendolo con elementi di realtà, come non so, Il riferimento alla tisane di erbe officinali usato dalla donne prima di dare i morsi…
LC: A giudicare dalle loro performance, sembrava che le protagoniste non vedessero l'ora di abitarlo quel posto. Alla fine, è una gran liberazione essere autorizzati a mentire.
LDP: Ricordo una citazione che mi ha colpito sulla differenza tra antropologia e letteratura
La prima racconta possibilità di vita, la seconda vite possibili e il finto documentario e quindi il nostro film sta addirittura in mezzo a queste due!